L'importanza del gioco

08/12/2008 - L'importanza del gioco di Giorgio Abate
Nel ripensare a mio figlio, cosa che accade piuttosto spesso, mi viene in mente quanto il gioco fosse determinante nella sua esistenza e formazione.
Ho sempre creduto che in ogni bambino fosse naturale, sviluppare la propria voglia di giocare, come se questa facesse parte dell’essere umano, come l’appetito, la sete, l’istinto a camminare o a correre… ma non mi ero reso conto di quanto fossero importanti gli stimoli che noi adulti siamo portati a dare loro, spesso senza neanche rendercene conto.
Quando un bambino viene al mondo in una famiglia, tutto si trasforma, tutto prende una luce diversa, siamo portati a preparare una camera per il neonato dandogli un aspetto piacevole, la riempiamo di giochi, dipingiamo le pareti di un colore allegro, in modo che fin dal primo giorno di vita, recepisca il messaggio: “ noi ti amiamo e siamo felici della tua venuta!”. Per quanto possa sembrare improbabile, il bambino recepisce questo messaggio all’istante ed inizia il suo sviluppo psicologico e fisico. Un bambino sereno, mangia, dorme, sorride e piange solo se vuole comunicare o attirare l’attenzione della mamma o di chi in quel momento si sta occupando di lui… Sto dando per scontato che qualcuno si occupi di lui, perchè per mio figlio è stato così, come penso anche per tutti i bambini nel nostro immaginario. In realtà non è così, e purtroppo non lo è nella maggior parte dei casi… le statistiche parlano chiaro, solamente il 17% dei bambini al mondo vive un’infanzia degna di essere di essere considerata tale.
Nella maggior parte dei casi, i bambini crescono nell’indigenza più totale, non solo vedendosi negare qualsiasi diritto al gioco, che il più delle volte si rivela come l’ultimo dei problemi, ma dovendo scontrarsi fin dalla più tenera etàa contro problemi che nel nostro mondo farebbero intimorire più di qualche trentenne…. ancora figlio di famiglia. Se solo pensiamo ai bambini in Darfur, in Uganda, in Sierra Leone o in Iraq che vengono addestrati alle armi fin dai nove o dieci anni e spesso scompaiono nel nulla, senza lasciare alcun segno, senza un urlo e soprattutto senza che il mondo faccia qualcosa o soltanto se ne accorga…. Per non parlare del mondo della prostituzione dove innocenti “angeli” di sei o sette anni vengono fatti prostituire da demoni senza scrupoli con la subdola compiacenza di clienti di cui è preferibile tacere qualsivoglia commento…
A tutti questi bambini, viene negata ogni forma di vita, loro vengono ingannati dal momento in cui vengono al mondo, viene presentato loro un universo orribile e pieno di sofferenza, quasi sempre senza altra via di uscita che non sia la morte. Pensare a queste cose mi porta a considerare quanto siano fortunati gli orfanelli che vivono nei centri che Maria Pia ed io stiamo visitando… non hanno nulla, neanche i materassi su cui dormire ma si sentono fortunati ad avere un tetto ed un pasto caldo tutti i giorni… passano ore intere ad osservare il soffitto grigio della camerata, e si ricordano di quando stavano sotto la pioggia… e sono contenti…
Quando poi scoprono che si può addirittura “giocare” e vivere anche qualche momento di spensieratezza infantile… allora è magia.





